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Il JC… secondo me

Ho cominciato l’edizione 19 del JC insieme a 14 ragazzi laureandi come me. Piena di paure (ne sarò all’altezza?), di speranze (una tesi interessante e poi la meritata laurea) e di aspettative (sarò il consulente modello più intraprendente che si sia mai visto).

In realtà non so se tutto questo si è avverato o si avvererà. So però di essere arrivata a metà del mio percorso formativo da JC e posso iniziare a trarre alcune conclusioni.

Fare il JC per me è stato come vivere un secondo Erasmus. Ma questa volta era un’esperienza Erasmus diversa: in una città che già conosco, circondata dai miei amici e con la mia vita che prosegue come sempre.

Ciò che ha richiamato alla mente il mio periodo Erasmus è stato il mese di formazione iniziale. Proattività, capacità oratorie e di sintesi, tendenza a lavorare in gruppo, necessità di mettersi in gioco sia sul piano lavorativo che personale ricevendo feedback… Tutte queste caratteristiche erano richieste anche durante il mio soggiorno all’estero. E poi ci sono i lavori di gruppo. Le lezioni piene di teoria seguite a ruota da progetti pratici per farci mettere in pratica quanto imparato (e se non abbiamo imparato nulla?! Non c’è modo migliore per scoprirlo!).

Insomma, un’esperienza da provare se non si è mai stati Exchange Students. Un’esperienza da provare e gradire consapevolmente se si è già partiti Erasmus.

Simona S.