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JC & Dublino: un esperienza fantastica!

Con questo piccolo articolo voglio raccontare l’esperienza vissuta a Dublino durante le due settimane a cavallo tra agosto e settembre…ma non voglio fare il classico racconto tipo elenco (siamo andati di qua, abbiamo visto questo) ma vorrei sottolineare e descrivere quella “linea emotiva” che vivevamo tutti i giorni e che ci ha accompagnato per tutta la durata del viaggio. Sono sicuro che ora tutti diranno “ma che vuol dire linea emotiva? ma che sta dicendo questo??”,e forse avrete anche ragione, è per questo che cercherò di spiegarla nel modo più accurato possibile…Parto dal fatto che ad esempio fino ad ora ho sempre parlato al plurale, ma non perché sto diventando veramente pazzo (o forse si?) ma perché sono sicuro di parlare a nome di tutto il gruppo, perché queste due settimane ci hanno fatto crescere e diventare, da un gruppo di amici, qualcosa di molto vicino a una famiglia. Le giornate erano scandite da ritmi più o meno regolari, ad esempio la mattina ci si alzava intorno alle 6 e 30, ed era giorno pieno con le famiglie già immerse nelle loro attività, stranezze del fuso orario…personalmente non mi pesava alzarmi presto perché sapevo che di li a poco ci saremmo visti tutti e avremmo condiviso insieme una nuova giornata, ed era una gran bella carica…ci si ritrovava tutti quanti alla fermata del 15, infreddoliti ma sempre pronti a ridere per qualcosa tanto da non renderci nemmeno conto del viaggio di 40 minuti di autobus fino alla scuola…poi via con le lezioni della mattina, la pausa in cui ci si rivedeva tutti insieme e poi altre lezioni… Quando finiva la seconda lezione però, cominciavamo a sentire quella sensazione eccitante che ci eravamo portati dietro per tutta la mattinata, e che non vedeva l’ora di esplodere…inebriati da questa emozione fantastica, ci aggiravamo sorridenti per i vicoli di una città straniera che in pochi conoscevano ma che sembrava già essere casa nostra…si pranzava oggi di qua, domani di là e ogni giorno era il momento per scoprire e assaggiare qualcosa di nuovo…arrivava quindi il pomeriggio che passava in un lampo tra una passeggiata, due compere e una birra, sempre felici di condividere questa esperienza non solo tra noi visto che ogni pomeriggio o quasi c’era qualche ragazzo o ragazza della scuola che veniva con noi, forse attratti da questa sensazione di emotività positiva che trasudavamo…fatto sta che poi prima di cena si tornava a casa (e per prima di cena ahi noi intendo le sei di pomeriggio), si mangiava e di nuovo proiettati verso la parte migliore della giornata: la sera. Si usciva di casa verso le 20 e ci si incontrava di nuovo tutti alla fermata del bus, si arrivava a Dublino e a quel punto succedeva qualcosa di fantastico: sembrava di essere in Italia, andavamo in posti visti una volta di sfuggita, ed entrati di li a poco diventavamo l’anima della festa, e ci si divertiva come matti…dico tutto questo per spiegare appunto che cosa intendevo quando parlavo di “linea emotiva”: sei in una città straniera, con una lingua straniera a fare un esperienza che non avresti mai pensato di vivere…da una parte sei un pò spaventato, ma dall’altra sei eccitato perché vivi continuamente questa dicotomia: hai il timore e le gambe che un po’ tremano per un esperienza che all’inizio sembra più grande di te, ma allo stesso tempo vivi in un microcosmo, perché sei circondato da facce amiche che sono li con te a vivere la tua stessa esperienza con i tuoi stessi timori, e sai che sono pronti a condividere ogni singola emozione ed esperienza con te felici di farlo, e sai che su di loro puoi contare ad occhi chiusi…e quindi ti diverti con loro, assapori un avventura nuova con loro, VIVI tutto questo con loro…e alla fine ti guardi indietro e ti rendi conto che hai lasciato 8 ragazzi e hai acquistato una famiglia….

See you,

Fabrizio Rapetti