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Dublin Diary

Dublino, 10 dicembre 2014

Questa mattina la sveglia è suonata alle 6.40. Proprio come ieri, ci ho messo qualche minuto a distinguere il suo rumore da quelli dei miei sogni. Mi sono alzato a fatica, per senso del dovere. ELIS non mi ha certo mandato a Dublino solo per fare festa. La testa pesava, la casa era gelata, come sempre. Una serie di piegamenti mi ha aiutato a entrare in temperatura. Mi son vestito e ho bevuto il solito thè del mattino. Nonostante abbia cercato di uscire di casa in fretta, ho preso il bus numero 49 per miracolo. Il viaggio per Dublino centro dura quasi un’ora, ma il wifi libero presente su ogni pullman aiuta a distrarsi. Sì, qua hanno il wifi libero addirittura sui bus, senza temere che malintenzionati utilizzino connessioni pubbliche per qualche losco proposito. E la gente sorride, a dispetto di un clima perennemente uggioso e delle abitudini alimentari ad alto contenuto di colesterolo.

La mattinata a scuola è andata regolarmente. Ho l’impressione che gli insegnanti cerchino di far passare il tempo, e che non ci sia un’organizzazione organica e strutturata delle lezioni. Poco mi importa, i compagni son simpatici e mi ci diverto. Prendo in giro una tedesca che presenta tutte le spigolosità che gli stereotipi attribuiscono ai suoi connazionali. Guardo sorridendo Miriam, un’altra ragazza tedesca bella da mettere in imbarazzo. Marco è un ragazzone brasiliano, energico e con un debole per gli italiani. E’ un simpaticone, credo sarà un fedele compagno di bevute per tutte e due le settimane. Gli insegnanti hanno iniziato un capitolo sulle condizioni atmosferiche. To break the ice, dicono. Odio chi approccia parlando del meteo, e ho continuato a guardare Miriam.

Terminato il mio dovere, devo prepararmi al piacere, non sono mica un automa.

La cena è alle 19.20. Non mi dispiace come orario, permette di uscire tutte le sere senza fare troppo tardi.

Ho incontrato Renato e Lorenzo alle 21 circa. Come dicevo, la gente a Dublino mi piace. E’ friendly, disponibile e divertente. E contagia i turisti, a quanto pare. Ho notato un gruppo di ragazze vicino al bancone. Un bel gruppo.  Approcciare è stato facile, gli italiani hanno ancora il loro fascino. Pochi minuti, e ci ritroviamo in tre circondati da festanti ragazze irlandesi, capitanate da Dominique. Oggi ha dato l’ultimo esame della sessione, è qua per festeggiare con le colleghe. Ecco, in certe occasioni ci si impegna davvero a parlare in inglese e non di sicuro del tempo.

Sono le 23 passate, e il nostro maledetto senso del dovere torna a bussare. In fondo è grazie a lui che siamo in Junior Consulting. Decidiamo di congedarci dalle nostre nuive amiche, forti della convinzione che succhiare la vita fino al midollo non significhi strozzarsi con l’osso. Scambiamo i contatti facebook, e corriamo a prendere l’ultimo bus.

E ora è ancora notte, e scrivo. Sono vivo  e in attesa di qualche sogno vano.

Alessandro.